Quaresima? No, grazie. In questo tempo di crisi, è sempre Quaresima!
Non c’è limite alla fantasia, quando si tratta di difendere le nostre postazioni, il nostro stile di vita, anche e soprattutto nei confronti della Chiesa, che non si stanca di richiamare i suoi figli alle esigenze della vita cristiana.
A questo propostito, mi sembra di poter sostenere con una certa attendibilità questa tesi: più la Chiesa fa proposte e offre opportunità, più la gente si irrigidisce e prende le distanze. E’ quello che stiamo registrando in questo primo tratto di Missione Popolare. E’ una reazione di difesa, anche comprensibile, ma anche preoccupante. Vale a dire: non sono disposto a mettermi in discussione, anche se sto male, se ho un sacco di problemi, perchè ho paura di cambiare, di cantare fuori dal coro, di essere diverso da quello che gli altri vogliono che sia. E’ una morsa tremenda, difficile da scardinare.
Dalla sponda degli educatori e dei responsabili è abbastanza probabile pensare: lasciamo andare le cose come vanno e accontentiamoci di quello che la gente fa (sempre meno). E’ come abbandonare il campo. Una cosa è certa: è inutile fare delle proposte se non riusciamo a toccare il “cuore”. Fare qualcosa in più non serve, è tempo perso. La vita cristiana è amare Dio con tutto il cuore e quindi i fratelli. La degenerazione della religione è denunciata da sempre con queste parole di fuoco del profeta Isaia: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”. C’è sempre di mezzo il cuore e fa la differenza. Ecco perchè è una benedizione il ritorno della Quaresima, come tempo del cuore.
Inizia con questo invito del profeta Gioele, che tocca ancora la nostra dimensione più profonda: “Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore”.Non si tratta della solita minestra riscaldata. Davvero è possibile, anzi necessario, fare un cammino nuovo, mai percorso.
Ci viene in aiuto la nostra Diocesi con la proposta Exultet, nuova di pacca. Infatti dentro ai segni, alle parole, ai gesti di sempre, noi possiamo sperimentare una nuova offerta di vita, di libertà e di gioia. Ad una condizione, che ci mettiamo il cuore: forse già troppo pieno di cose, ma senz’altro bisognoso di un amore nuovo.
Se c’è il cuore, non può non esserci tutto il resto, e cioè la preghiera, le parole del Vangelo, la carità, l’incontro con Gesù e coi fratelli, il servizio, il digiuno, il dono di sè e dei propri beni. Ripartiamo dal cuore, luogo dell’incontro, da cui possiamo muovere i nostri passi verso un’altra Pasqua, verso la gioia della risurrezione.